04/07/2022

CSCI&CIRCLE LAB: IL TERZO MODULO EDUCATIVO – LA VITA OLTRE LA SPAZZATURA

Che la discarica non sia la fine, questo sì, lo sapevamo già: ecco perché è così importante riciclare. Ma il terzo modulo educativo di CIRCLE LAB va oltre, e spiega quale sia la vita (a tratti, insolita e sconosciuta ai molti) dei rifiuti oltre il loro confine, cioè la spazzatura.  

Il Global Footprint Network ha presentato i risultati di ricerche degne di nota. L’organizzazione no profit, il cui scopo è quello di essere “gruppo di riflessione” capace di portare all’attenzione governativa la questione ambientale, promuove strumenti a favore della sostenibilità, tra cui la biocapacità, cioè la capacità di misurare la quantità di risorse utilizzate e ancora a disposizione. Il risultato parla chiaro: se si paragona la storia della Terra a un anno di calendario, gli esseri umani moderni esistono da appena 37 minuti e sono riusciti a consumare un terzo delle risorse naturali della Terra negli ultimi 0,2 secondi. Ma non solo. Stiamo spingendo la Terra al di sopra del 75% di quello che può sostenere per quanto riguarda l'estrazione delle risorse e l'assorbimento dei rifiuti. Considerato che la popolazione mondiale raggiungerà gli 8,5 miliardi entro il 2030, questo metterà ancora più sotto pressione gli ecosistemi della Terra, tenendo presente inoltre che la popolazione ha già consumato più di un terzo delle risorse naturali.

Da tempo però, numerosi imprenditori in tutto il mondo hanno riconosciuto (e cercato di risolvere) una lacuna nel mercato per quanto riguarda i rifiuti da elaborare e da vendere sotto forma di risorsa, come, ad esempio, nel caso dell’industria automobilistica: essa è in grado di sfruttare un riciclato di alta qualità, utilizzato come rivestimento interno dei sedili delle nuove automobili. Questa microfibra è fatta di poliestere riciclato e poliuretano che deriva, per esempio, da tessuti e bottiglie in PET. Altra materia prima secondaria composta da batterie di avviamento ritrattate, fornisce invece un biopolimero usato per il coperchio del motore.

Ad usufruire dei preziosissimi rifiuti però, non è solo l’industria automobilistica ma anche quella delle costruzioni: dai rifiuti è nato un nuovo materiale da costruzione, SolidRock, progettato a partire dalle macerie dell'industria mineraria. Questo geopolimero è un'alternativa più sostenibile al cemento: usando SolidRock, si riduce del 90% l’emissione dei gas serra durante la produzione di cemento. Il problema delll'industria mineraria, infatti, non è secondario: essa genera vasti depositi di materiale di scarto dannosi per l'ambiente ma SolidRock è un'alternativa decisamente interessante.

Ma gli esempi di rifiuti passati a miglior vita non finiscono qui: l’azienda norvegese NOFIR, risultato di una joint-venture tra un produttore di reti da pesca e una società di gestione dei rifiuti, affronta un problema non da poco: il recupero, lo smaltimento di vecchie reti da pesca e lo loro trasformazione, una volta riciclate, in nylon di qualità, materiale ricercato per produrre tappeti, tessuti industriali e abbigliamento. NOFIR, in dieci anni, ha creato una rete internazionale che abbraccia 5 paesi per rendere possibile ed efficace la raccolta, il trasporto e il riciclaggio delle vecchie reti da pesca, raccogliendo 35.000 tonnellate di reti e generando da esse 7.000 tonnellate di materia prima all'anno. Così facendo ha rimosso dall’ambiente quelle che sono chiamate “reti fantasma”, reti e corde che i pescatori gettano in mare, generando la forma più dannosa di rifiuti marini. Si calcola che tra le 600.000 e 800.000 tonnellate vengano lasciate nei nostri oceani ogni anno, galleggiando negli ecosistemi marini dove intrappolano e uccidono numerosi pesci, tartarughe e altre forme di vita marina. Man mano che le reti iniziano a decomporsi, perdono microplastiche nell'oceano che i pesci consumano, trovando infine la loro strada nell'apparato digerente degli esseri umani. Ma per quanto sia dannoso lasciarla nell'ambiente, smaltire l'attrezzatura da pesca non è un compito facile. I pescatori devono trasportare reti che pesano fino a 50 tonnellate al più vicino centro di riciclaggio, partendo dalle zone estremamente rurali in cui vivono e la maggior parte di loro non ha né attrezzature o competenze per farlo.

Questo di Nofir e Solidrock è uno dei molti esempi nei quali la scienza chimica e l’industria chimica hanno rappresentato la soluzione: come già dichiarato dalle Nazioni Unite del 2011, “La chimica rappresenta la nostra vita e il nostro futuro”, la direzione determinante verso un quotidiano sostenibile e rispettoso. Magari alla maggior parte delle persone “non addette”, le innovazioni da lei apportate risulteranno meno visibili e più “silenziose” ma il contributo della chimica è presente, in ogni momento e diventa ancora più importante, allora, diffonderne i risultati. CIRCLE LAB ne è un esempio: appositamente creato per rivolgersi sia ad un pubblico adolescenziale sia agli insegnanti, presenta la chimica e le sue innovazioni con parole semplici ed efficaci e una metodologia nuova ed accattivante.

Oltre a CSCI e Sviluppo Chimica S.p.A, partenr italiani del progetto, danno prezioso contributo i partner associati quali Federchimica, ITI OMAR di Novara, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e il Direttorato per l’Energia, i Trasporti e il Clima, entrambi con sede a Ispra, Politecnico di Milano, Università di Bologna, AIRI - Associazione Italiana per la ricerca industriale, l’Istituto Leonardo da Vinci di Borgomanero e Consorzio IBIS, oltre alla partnership straniera Maelardalens Hoegskola (Svezia) come capofila, Eco Logic e SOU Orde Chopela (Macedonia), Rudbeckianska gymnasiet (Svezia), Non-formal learning club "WE" e Kaunas Dainava Basic School (Lituania) e Universidade da Coruna (Spagna).

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