10/12/2020

CSCI & NEW TIMES - L’integrazione è alla base del pensiero europeo

Riflettendo sull’eredità coloniale, lo psichiatra e antropologo francese Frantz Fanon, dice: “L’Europa è letteralmente la creazione del Terzo Mondo”. E proprio da questa frase trova genesi l’interessante analisi di Gustavo Gozzi, Professore dell’Università di Bologna di Storia delle dottrine politiche, nonché direttore del Master in Dirittti Umani, Migrazioni, Sviluppo. Nel suo testo “I migranti e l’Europa: una sfida per il futuro dell’identità europea”, affronta la questione in termini assolutamente lucidi, sia morali quanto pratici. Sottolinea in primis che l’accoglienza dei migranti rappresenti certamente un problema non di utilità, bensì di giustizia ed etica: Gozzi dice “Queste persone chiedono solo di poter condividere ciò che noi abbiamo loro sottratto”. L’argomento deve essere affrontabile soprattutto come un problema di etica, ossia di tutela della dignità di ogni essere umano: L’Europa rappresenta - e, di conseguenza - riconosce sé stessa come potenza civile, ossia come un’Unione di paesi fondati per scelta su valori fondamentali, come stato di diritto, democrazia e diritti umani e di fronte ai migranti che fuggono dalla guerra e dalla fame i Paesi europei non possono apparire (e agire) diversamente, perché Dignità significa Umanità e il rifiuto dei migranti è il rifiuto dell’idea dei diritti umani, posti a garanzia (e fondanti del sistema Europa) della dignità di ogni essere umano. Per ipotesi, quindi, un rifiuto dei loro diritti umani significa respingere l’idea stessa su cui è stata costruita l’Europa e potrebbe pertanto rappresentare l’inizio della crisi e della disgregazione dell’Unione Europea. Bisogna poi riconoscere che spesso gli europei dimenticano la propria storia e quella della “loro” Europa. Alla fine della Seconda guerra mondiale, milioni di persone (non solo italiani, chiaramente, ma anche polacchi e ungheresi), lasciarono l’Europa per cercare aiuto in diverse parti del mondo. Conclude poi il discorso affrontandolo anche da un punto di vista molto concreto. Sostiene che sia necessario comprendere l’importanza dei migranti per i sistemi di sicurezza sociali. Un rapporto dell’UE dichiara che in Europa nel 2050 ci saranno solo 2 persone in età lavorativa (ossia tra 15 e 64 anni) per 4 inattivi. Le alternative sono o ridurre il numero delle pensioni di anzianità oppure accrescere il numero delle persone che possano versare i contributi per il sistema di sicurezza sociale. In questa prospettiva l’accettazione e l’integrazione dei migranti rappresenta la reale condizione più opportuna per garantire l’attuale standard di vita della popolazione europea, mentre un rifiuto dei loro diritti umani – cioè la non l’inclusione – porterebbe ad accrescere così l’instabilità e l’insicurezza dell’Europa. La risposta? I migranti sono un elemento di progresso, in quanto il progresso è fondato sulla sfida rappresentata dall’eterogeneità e non da una società omogenea, che finisce con l’essere una società immobile e regressiva. Lo stesso spirito di inclusione ha ispirato NEW TIMES, un progetto Erasmus+ di cui CSCI è partner italiano - insieme a Prometeo - con la partecipazione di altre realtà europee quali Lituania (KPMPC) Paesi Bassi (TIRANTES), Cipro (SHIPCON), Spagna (EL OLIVAR). Un progetto di scambio di buone pratiche a livello transnazionale ed europeo per delineare nuovi approcci, metodi e strumenti per la formazione di migranti e rifugiati di paesi terzi come futuri cittadini europei consapevoli e responsabili. La formula Inclusione + Conoscere i propri diritti/i propri doveri funziona: dà come risultato senso di appartenenza e maturazione di una coscienza civica, partecipando attivamente alla vita pubblica e contribuendo così al proprio coinvolgimento nel tessuto sociale ospitante.

Per saperne di più, vai al link al sito del progetto: https://www.kpmpc.lt/kpmpc/new-european-citizens-tools-for-the-inclusion-of-migrants-in-european-society-no-2020-1-lt01-ka204-077886/

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